“Tavolo”

The Poem

Tratto da “Maree Oniriche” (2016) Streetlib Publishing

Allento la camicia per pensare
Come se potessi quasi scegliere
Univoche conversazioni meno amare
Con paranoie che non so spegnere.

Almeno l’inchiostro può calmare
Tutti i mari, per un’ora, con l’odore
Di mandorle tostate e sale;
Quasi ne sento tra le guance il sapore.

Opaco e freddo il tavolo sa stare
Tra la testa e il pavimento,
Forse l’unica cosa ch’evita al morale
Di crollare a terra spento.

Sono ancora le stesse canzoni
Che incidevamo sui banchi di scuola
A farci credere più maturi e buoni
E pieni di scopo, forse anche gioia

Ma sentirle ora, dopo eoni
Dall’ultimo metro della mia suola
Verso il cancello e il mondo fuori,
Mi si contorce lo stomaco, uccide

Più lentamente del tuo tabacco.
Vorrei ancora condivider le ferite,
Almeno un giorno, sul tuo terrazzo,
Un’ultima volta, come da piccoli

Quando ci sentivamo grandi
Mentre grandi non saremmo mai
Ché grandi vengon solo i tormenti
E le conseguenze, e già lo sai.

E chissà dove appoggi il bicchiere
Ora che hai cambiato casa,
Ora che ancora ti posso vedere
Dalla finestra della mia stanza.

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