“Storia di un Altro Poeta”

The Poem

Tratto da “Maree Oniriche” (2016) Streetlib Publishing

Tanto non so scrivere poesie
Diverse dal mio schema costante
E le frasi perfette non son manco le mie
Ma le ho rubate senza dir niente

Ed è difficile parlare delle giornate
Sempre uguali, dimostrar ciò che si vale
Dipingendo la noia a grandi pennellate;
E’ paradossalmente arduo descrivere il banale.

Noi che mestieri non ne abbiamo imparato
Ché nonna consigliava l’università
Ma era ancorata al Duce e a Battiato
E a studiare ancora non so come si fa.

Che poi, in tanti tra di noi siam colti
Abbastanza per votare o forse no
Visto che il mese scorso eravamo molti
Ma si finisce sempre con un ministro retrò

E io che mi dicevo adesso cambia
Ma la bandana di Guevara non so dov’è
E i poster punk e goth della mia stanza
Son chiusi in un baule color caffè.

Non abbiamo ancora appreso la rivoluzione
O forse non siamo noi ad arrivarci
Ma tanto a stare qui la pensione
Non viene a bussare, meglio imbarcarsi

Ma nonna mi diceva di non andare
E tutto il mondo la contraddiceva
Avevo i soldi appena per il mio fumare
Ma dalla Francia mi sembrava tutta discesa

Ma tanto non so scrivere canzoni
Che non parlano di quanto male fa
Amare una ragazza e non i milioni
Che le hanno promesso in eredità.

Sì che partii senza lasciare casa
Quando nonna si scordò come cantare
E scrivo ancora in rima, forse per una sposa
Che probabilmente deve ancora arrivare.

Intanto scrivo libri e non li leggo
Ma i figli, sai, la carta non la mangiano
Ed al trentesimo colloquio oggi mi seggo
A parlare ai muri che non m’ignorano.

Tanto ancora non so vivere giusto
E sono ancora cinquanta chili appena,
Sempre più debole, mi rimetto in sesto
Col mio far troppo e niente sulla schiena.

Chissà se avessi dato quegli esami,
Chissà se avessi preso un treno dopo
Quanto pane mi avrebbero dato i diplomi
E quanto sul niente avrei filosofato.

Gli amici miei sorridono solo in foto
Anche se forse amici non ne ho avuto mai
E mai vestiti, donne, mai una moto,
Solo mezza lattina di lager nella Sprite.

E so che non dovrei osar lamentarmi
Considerato il mondo e tutto il resto
Ma a fine mese a boccheggiar senza risparmi
Mi prendo il lusso anche di fare il fesso.

E nonna che mi dice ancora adesso
Che i tempi cambiano e le persone no;
Guardiamo il busto luccicante in gesso
Di suo marito che tiene sul comò

E forse avrei voluto star con voi
Nel sessanta a caricare i Tir
E non conoscere gli U2 o i Backstreet Boys
Ma collezionare orrendi souvenirs

Ché tanto non avrei saputo scrivere,
Ché tanto a voi nemmeno mai è servito:
Non servono versi ad ammazzare vipere;
Dei salmi non importa lo spartito.

Aveste due decenni in meno ora
Avrei due settimane intere di domande
Da farvi fino a oltre tarda sera
Sull’arrangiarsi per non restare in mutande.

Non so nemmeno scrivere un romanzo
Oltre il prologo, forse due capitoli
Ché poi solo al pensiero mi stanco
E un libro muore in ritornelli frivoli

E quanto vorrei dire quando dormo
Ma la mattina mi prende poi a pietrate
E poi il lavoro, figli, banca, tasse e porno
E una politica d’ombre e cazzate;

Non mi servirebbe mai citar gli stronzi
Per farvi capire chi non merita canzoni
E se mi contraddico menzionando Renzi
E’ solo ché non ho abbastanza fogli per Berlusconi.

Ma nonno lo votava sorridendo
Ed è l’unico a cui non dissi mai
Ch’era per quello che il suo cuore stava cedendo
E non le braghe larghe, il rap o il wi-fi.

Se avessimo stagioni da sprecare
A dialogare su quanto io abbia sempre torto
Sarei poi io, l’ultimo a partire
Ché non te ma un altro merita d’esser morto.

E quanto non ho detto a chi dovevo
E quanto dico ancora a chi non devo
Da quando nel confessionale mentivo
Ad ora che so Dante e che non bevo.

Sarà che non sappiamo fare i grandi
Ed è sempre troppo semplice esser piccini,
Sarà che siam cresciuti con i santi
Ma forse sarebbe stato meglio con Guccini.

Almeno avremmo poi capito i divieti
Sbattendoci la faccia o la coscienza,
Non come ora che discorro a modi desueti
Della mia vita mai vissuta in Provenza

Eppure manco so parlar francese
E forse lì nemmeno si parla più
Ma potrei cenare almeno con le luci accese
Senza bollette da cento euro in su.

Almeno saprei scrivere anche in rima
Senza vergogna delle parole o di un fiasco,
Almeno avremmo libri di cucina
Con più poesia e grazia di un Liga o un Vasco.

Sarà che m’han cresciuto gli scrittori
Che a scuola non ci davan da studiare,
Saranno i bulli o forse gli schiaffoni.
A saperlo comunque ve lo vorrei consigliare

Ché nonostante tutto rido ancora
A volte troppo, per qualcosa che non si fa
Sebbene riguardando la nostra storia
Forse ho speso tempo amando la civiltà.

E non si fa una statua senza scalpello
E forse devo smettere di scrivere
Ché tanto, come tutti, sul più bello
Mi scorderò di tutto, anche di vivere.

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