“Sentimentalismi Generazionali”

C’era la neve a sporcare le strade,
Sarà stato gennaio o giù di lì
Col temporale schiacciato sul mare,
In sottofondo un film di James Dean;
Una palude di strane domande,
Lo so che ti annoio, son fatto così,
Col mio parlare di tutto e di niente,
Un marinaio in un oceano di gin.
C’era il tuo lieve lasciarmi passare
Cadeva il silenzio del mercoledì
E senza difese dal mio davanzale
Piangevo al triennio volato in un dì.

Rime deluse cantavo per fame
Su un orrido arpeggio, ogni weekend,
La noia palese e parole insensate
Gettate su un foglio, di notte alle tre.
Cambiare paese, cambiare risposte,
Il libeccio di maggio mi porta con sé
Ma nel veronese ti vedo viaggiare
Se avessi il coraggio verrei a dirti che
Ricordo il tuo greve non considerare
L’eccentrico stronzo che sono, vabbé
Non basta l’assenzio o il mio stornellare
A scollare il mio culo da questo parquet.

E ancora piove sul mio marciapiede
E calpesto distratto una pozza di té
Coi miei stivali da finto borghese
Tra il tanfo di marzo e del tuo narghilé.
Un gioco di leve per alzar le persiane
E scrutare il mercato di vecchi cliché
E ti vedo insieme a un tizio normale
Forse più bello e noioso di me
E noto le rughe del tuo divenire
Rifarti il contorno del viso, cioè,
Intendo, si vede che adesso stai bene
E’ palese non fosse destino, ahimé.

E c’era la vita a sporcare il mio fare
Sarà stato uno sbaglio volerti per me
Ma, scusa, alla fine che c’era di male
Nel poetare a braccio e cantare di te?
E ogni mattina a cercare l’odore
Dentro al lavabo dei fondi di caffé
Che con le dita tenevi a giocare
Sciogliendoli piano e ridevi anche se
Sembrava una breve metafora amara
Di quello che siamo, eravamo, giacché
Io dalla tua mano che mi sorreggeva
Mi sciolsi in un fiume di “ma” e di “se”.

from 2020’s DEMO “qrntn.”
Photo by Lisa Fotios from Pexels