“Scivolar Via”

The Poem

Tratto da “Maree Oniriche” (2016) Streetlib Publishing

Quante volte ci sta accanto il mito
Che una volta raccontava il vento
Tra le rocche sporche di capre e mirto
Fin dove l’eco sua muore in cemento.

Avevamo troppi anni per capire
Che ne bastavano meno per ridere
Delle storie mormorate in cantine
Di nonni fin troppo bravi a vivere.

Quante volte ci tornava in mente
Il passato irrisorio e strano
Quando i vecchi con candele spente
Parlavano invano dell’Impero Romano

A noi che solo volevamo il vino
E avevamo l’età giusta per saperlo
E sì ch’ora preferirei un cuscino
Ad una botte di mare color merlo.

Ma quante volte ci ripenso e piango
Quando torno nella baita di mattoni,
Tra le falci cremisi ed il fango
Senza il timore di sporcar i calzoni.

Avevamo tempo dinnanzi ancora
Ma forse non lo sapevamo
Quanto ne porta via la scuola
E quanto poco ne resta nella mano.

Quanto pesava il mogano ieri
Sul lastricato sporcato dalla neve
Quando un torrente di volti seri
Ti dava un saluto un po’ troppo breve.

Quanto hai saputo sapere da vecchio
Senza studiare dei grandi poeti,
Tirando su case e memorie a occhio
E lasciando stare le fiabe dei preti.

Avevamo un tesoro di grezzi diamanti
Smussati soltanto dalla pazienza
Ma quanto li vedo adesso distanti,
Quanto ne sento ogni dì la mancanza.

Forse di questo campano i grandi:
Dolori strazianti, ricordi e fato.
Ora allo specchio a lavarmi i denti
Guardo il vecchio che son diventato

E il mogano forse è la scelta corretta,
Avessi modo di chiederti ora
Di prender in prestito la motoretta
E portarti con me a sceglier la bara.

Quanto è banale la pietra che mostri
Ché manco hai voluto frasi d’addio
E gl’altri le statue, l’alloro e gli sfarzi,
Tu un marmo grigio che voglio anche io.

Avevamo qualcosa di noioso
Che contro il senso dà malinconia
Ora che sul tuo muschio riposo
E ammiro la nostra vita scivolar via.

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