“Ritardo”

The Story

“Maledizione!” esordì Michael mentre gli occhi si posavano sfocati sulla sveglia lampeggiante di fianco a lui. Erano le sei e un quarto e avrebbe dovuto già essere sveglio da mezz’ora: il treno sarebbe partito di lì a diciotto minuti e c’erano dieci minuti fino alla stazione. Cinque se avesse corso. E sapeva già che avrebbe dovuto correre. Si precipitò fuori dal letto e corse ad accendere la macchina del caffè, con tutti i vestiti in mano. Mentre l’apparecchio rumoreggiava sputando caffè bollente a intermittenza, lui si vestiva di fretta sul divano, ringraziando se stesso per aver scelto la sera prima gli abiti da indossare.

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Una volta vestitosi, prese la tazza di caffè fumante, aprì il rubinetto dell’acqua e ne aggiunse un pò alla bevanda in modo da rendere tiepido il liquido che stava per ingurgitare.

“Cominciamo bene…” pensò correndo in bagno. Guardò l’orologio appeso sopra il water e capì di dover uscire e correre in stazione. Si lavò i denti rapidamente e sistemò i capelli con qualche movimento della mano. Si passò la mano sulle guance e capì di non aver necessariamente bisogno di radersi. Perlomeno non in quel momento.

Uscì dal bagno, prese la tracolla appoggiata vicino alla porta di ingresso e scese in strada.

Era ancora buio pesto e il freddo pungente lo bloccò per un istante prima che la fretta prendesse il sopravvento e lo spingesse a correre.

Dopo cinque minuti circa arrivò in stazione. Erano le sei e trentasette e il treno fece capolino dalla galleria in prossimità del binario proprio quando Michael arrivò sullo stesso.

“Beh, è andata bene…” si guardò intorno, stordito dal brutto inizio di giornata, e diede una breve occhiata ai pochi individui che avrebbero preso quello stesso treno: qualche giacca e cravatta, un paio di signore distinte che discutevano animatamente e un gruppo di ragazzi più giovani che probabilmente avrebbero iniziato le lezioni quel giorno. Come Michael, d’altronde.

Il treno si fermò fischiando e le porte di aprirono sbuffando rumorosamente. Michael salì ed entrò nel vagone alla sua destra in cerca di un sedile libero. Nonostante non si aspettasse di vedere così tanta gente a quell’ora del mattino, trovò subito un posto a sedere vicino al finestrino, si sedette e fece un lungo respiro gonfiando le guance mentre il treno lentamente riprendeva la marcia.

Il viaggio sarebbe durato un’ora e Michael avrebbe avuto il tempo di prepararsi mentalmente alla giornata che aveva davanti.

Aprì la borsa a tracolla che teneva sulle gambe e controllò di avere tutto quello che avrebbe potuto servirgli: un blocco note, un quaderno più grande, un astuccio con poche penne e una cartellina con i vari documenti che erano stati necessari nei mesi precedenti. Si convinse di avere tutto quando, toccando le tasche dei jeans, sentì di avere il portafoglio, le chiavi e il cellulare.

Alzò la testa per osservare velocemente i suoi “compagni di viaggio”: il silenzioso vagone era principalmente occupato da uomini in abito elegante, probabilmente pendolari che si dirigevano in ufficio; pochi parlavano e se lo facevano era a bassa voce.

Qualcuno russava appoggiato al finestrino.

Michael prese il cellulare dalla tasca, controllò le mail ricevute e le notifiche dai vari social network. Poi lo rimise in tasca: non aveva molta voglia di leggere, forse a causa dell’orario del tutto inusuale per lui.

Si strofinò gli occhi e si girò verso il finestrino per osservare il paesaggio: i contorni scuri delle città che scorrevano fuori dal vagone lo trascinarono a pensare e immaginare la giornata che avrebbe trascorso. Anzi, ai mesi che avrebbe trascorso. E a tutti quelli appena trascorsi.

Si era iscritto all’università a luglio, scegliendo la facoltà di lettere sebbene provenisse da un liceo scientifico con ottimi voti. Le materie umanistiche lo avevano sempre affascinato ma non per questo sarebbe diventato uno di quei tipi strambi sempre sui libri e che puntano al massimo dei voti. Michael infatti non aveva mai avuto bisogno di studiare molto in quanto molto capace a rielaborare pensieri e nozioni apprese per caso e incastrarle logicamente in un discorso, apparendo sempre molto sicuro delle sue risposte, giuste o sbagliate che fossero. Questo fu sempre un vantaggio per lui che, dovendo studiare meno dei suoi compagni, sfruttava il suo tempo libero approfondendo altri campi di suo interesse quali musica e sport.

Michael si ritrovò a fissare una vecchia signora avvolta in un cappotto blu fino al mento, mentre il treno rallentava in una stazione. Guardò l’orologio e capì di avere ancora mezz’ora di tempo prima di arrivare a destinazione.

“Devo trovare qualcosa da fare…” si disse, pensando al fatto che avrebbe dovuto viaggiare per un’ora cinque giorni a settimana.

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