“Miraggio”

The Story

Intertwining: A French Girl’s Mirage

La riva del fiume brillava tra le minuscole gocce di rugiada sui denti di leone e i riflessi rossastri che l’alba dipingeva sull’acqua ancora assopita. Una brezza fresca accarezzava le guance dei due ragazzi seduti sull’erba umida, avvolti da un silenzio irreale.
Marie vestiva la sua maglietta preferita, a maniche lunghe, con righe orizzontali azzurre e bianche che cadeva fin troppo lunga sopra i jeans strettissimi.
Leonard, invece, aveva indosso solo una t-shirt completamente nera e un paio di pantaloni in cotone bordeaux.
I due fissavano le piccole onde concentriche create dagli insetti che si posavano sulla superficie del corso d’acqua, le parole ancora chiuse nel sonno della breve notte prima.

Marie avvicinò la sua mano a quella del ragazzo e si voltò verso i suoi occhi scuri; lui sorrise amaramente con un lieve alzarsi delle sopracciglia. Per un istante, Leonard rivide, riflessi nello specchio d’acqua, tutti i ricordi dei giorni precedenti.

Marie stava leggendo un noiosissimo saggio di filosofia, seduta con le gambe incrociate su una panchina del parco comunale quando Leonard trovò il coraggio di parlarle per la prima volta dopo mesi; si vedevano tutti i giorni, in classe, in pausa pranzo, in biblioteca e, spesso, anche in giro, per le strade strette del paesino, a rubarsi un cenno con la mano e un sorriso abbozzato. Nonostante queste limitate interazioni, Leonard non riusciva a togliersi dalla testa quel viso delicato, quella cornice di mascara intorno a due occhi sproporzionatamente grandi. Era come se il resto, aldilà della sua silhouette, fosse sfocato, inutile e brutto.

I soliti convenevoli e qualche cliché sulla scuola e sulle sfide della loro età condussero in pochi minuti i due a parlare di questioni più intellettuali, di critiche al sistema educativo moderno e all’inutilità di un apprendimento basato sul metodo mnemonico.

Marie aveva accettato di uscire una sera con Leonard, per qualche birra e due chiacchiere. Lo trovava simpatico, arguto e interessante, sebbene non presentasse le caratteristiche fisiche migliori per lei: Leonard era di poco più alto di lei, i capelli disordinati, qualche sparuto ciuffo di barba sulle basette e sul mento e una corporatura gracile evidenziata dal colorito pallido. La ragazza notò in breve tempo gli occhi colmi di ammirazione che si appoggiavano su di lei e, forse, non avrebbe dovuto dar corda a quel simpatico ragazzo chiaramente perso di lei.

Marie lo guardava sorridendo, nel concerto di cicale che aveva da poco iniziato a rompere il silenzio; Leonard lo sapeva che non sarebbe mai riuscito a conquistare il cuore della delicata ragazza francese, chiaramente più sveglia di lui, con obiettivi concreti, una vita frenetica e alla corte dei migliori ragazzi del paese, se non della regione. E allora perché, si chiedeva, aveva accettato di passare la notte con lui? Vero, non era successo nulla, solo qualche effusione a pochi centimetri l’uno dall’altro alle quali era sempre lei a ritrarsi.

Marie parlava chiaro, schietto e sebrava aver fatto quel discorso almeno trenta volte nella sua vita. Leonard fissava il nulla con una smorfia del labbro, la postura inarcata e la mente che ripercorreva le mille frasi che non sarebbe mai riuscito a dire. Alla fine non era stato niente, solo una breve digressione dalla sua monotonia, solo un breve sogno e una raffinata impalcatura di desideri che aveva tirato su dal nulla nei mesi precedenti. E allora perché faceva così male? Forse era il quid del giorno dopo, il dover ricominciare a cercare una motivazione per sorridere andando verso la classe. Forse era solo la consapevolezza di star perdendo una storia ancora prima che iniziasse.

I due si rimisero le scarpe e si alzarono; due crateri di fili d’erba schiacciati facevano da monumento a quella mattina soleggiata e agrodolce. Marie si sporse verso il ragazzo, avvolgendogli un braccio intorno alla vita e, con una piccola leva sulle punte, si allungò per dargli un breve bacio sulla guancia. Leonard riuscì a restare impassibile – nessun muscolo del suo corpo si mosse – sebbene nel petto sentisse scorrere un torrente di lava.

Si allontanarono in direzioni diverse.

Leonard non si voltò nemmeno – sapeva che l’avrebbe rivista in classe dopo poche ore – e con le mani in tasca si avviò verso il primo bar della strada, con respiri lunghi, passi lenti e un vortice di pensieri che lo distraeva dal mondo intorno. Dalla tasca destra dei pantaloni estrasse un foglio ripiegato fin troppe volte; nel momento in cui si accorse di star per aprirlo e leggere per controllare cosa fosse, si ricordò e, nel primo cestino che apparve ai suoi occhi, lo gettò, mordendosi le labbra.