“Fiaba Banale”

Strade di carta e canzoni di niente
Scritte di fretta, con le luci spente;
Le mie frasi già rotte che nessuno sente
Nella nebbia e la notte di una nera Firenze,
Nella fragile folla di sguardi sperduti,
Le farfalle nel ventre, silenziosi saluti,
Noi due seduti su divieti inventati,
Noi che bendati disegniamo spartiti.

Stanca e distratta, al balcone, la gente
Sibila un mantra d’invidia furente
Ma urla più forte la quiete dell’alba
E mi spingi con forza la schiena alla porta
E sfidiamo la sorte, il respiro si accorcia
E mi accorgo che forse nemmeno m’importa
Se il giorno ora nasce per l’ultima volta,
Se finisco disperso sul tuo volto di pesca.

Così instabile e fresca, una storia diversa,
Sì fiabesca e banale, a tant’altre altrettale,
Di tristezza autunnale, feroce e frugale
Che non riesce a durare, per natura fugace;
Così, forse sbagliando, la osservo che muore
Tra strofe in minore e grovigli di corde
E tu che sprechi le ore, io che spreco parole
Bestemmiando al bancone alle frecce nel cuore.

E il bicchiere si rompe per farmi un piacere
Ma ritorno a pensare alle tue labbra aggrucciate
E il locale si riempie di vecchie chimere,
Di grammatiche finte, menzogne e cazzate.
Così, forse, nel pianto, imparo a sbagliare
Tra prose agroamare e un’altra canzone
E tu che perdi la voglia, io che perdo parole
Ricordando a fatica la nostra breve stagione.

from 2020’s “qrntn.” DEMO
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