“Crescere di Domenica”

The Poem

Tratto da “Maree Oniriche” (2016) Streetlib Publishing

Ma che domenica triste col sole
E le gocce di sale portate dal vento.
Ho uno scudo coriaceo di banali parole
Ché ho già scritto mille volte, forse cento.

Guardo l’ore rallentare dietro il vetro
Opaco e sporco del pendolo in cucina.
Vuoto d’appuntamenti il calendario di San Pietro
E nell’aria un forte odore di maggiorana.

I vicini pare dormano a mezzogiorno
E noi svegli dalle sirene dell’alba,
Dieci minuti, poi metto il pollo in forno
E penseremo a come odiare questa calma.

Ma che triste domenica d’inverno
Tra le liti e le finte frasi da pacieri.
Forse oggi è solo un debole perno
Tra i domani un po’ peggio di ieri.

Le campane echeggiano nei caruggi
E sembrano più tristi di noi
Che attendiamo un lauto pasto, mogi,
Io vestito da ufficio, tu da cowboy.

Che mese triste da passare insieme,
Che fastidio l’ombrello alla porta.
Ti parlo del tempo, mi fissi, vuoi uscire
E forse servirebbe per la mia luna storta.

Neanche il calcio guardo in televisione
Ché all’ozio e alla noia oggi mi limito.
Forse ti porto a vedere una prigione
Di mancati ricordi che tu chiami scivolo.

Mi manchi più quando sei con me
Ché penso a quanto sono stato distante
Quando anni ne avevo circa ventitré
E promesse ancora non ne ho mantenute.

Che triste giorno per parlarne,
Domani avrei già perduto il filo;
Di nuovo in ufficio a parlare di carne,
Tu che vivi il tuo mondo d’asilo.

E m’insegni quanto può far bene
Perdere tempo sdraiati per terra
A nascondere sotto il tappeto le pene
D’una vita come grata che su me si serra.

Che domenica inutile ai vivi
Eppure forse ho capito fin troppo
Ché ora m’ammiri, su un foglio scrivi.
Quanto mi piace chi va con lo zoppo.

Lascia che ti ricordi come ora
Che piango osservandoti in noi immerso,
Con la cosa colorata d’aurora
E le calze di spugna di colore diverso.

Mi uccide davvero più in fretta
Vederti farti largo nel mondo dei grandi
Che soffocare dietro a una sigaretta
E un caffè allungato con Sambuca e Brandy.

Anche in questa domenica noiosa cresci
Tra gli scarabocchi e le bucce del temperino
E sono io che t’insegno a contar fino a dieci
Ma tu ricordami chi dei due è il bambino.

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