“Al Piccolo Bar”

“Non lo puoi sapere, Marco,
Quanto è dura arrivare a fine mese
In inverno, senza battere il banco
Con quei quattro macchiati e due birre medie;

E’ già tanto se si può pagar l’affitto,
Pensa al mutuo della casa, poi le spese
Per mantenere almeno un piccolo tetto
In questo carcere che chiamano paese.”

Lo diceva sorridendo per cortesia
Nell’abbraccio d’un grembiule scomodo
E dell’odore di ragù da trattoria,
Mentre sorseggiavo amaro il mio solito.

Forse è un bene faccia anche da latteria
Sebbene il rincaro sia quasi comico
Ma come biasimarti, amica mia,
Se il conto bimestrale è quasi stupido.

Eppure l’irritante schiocco del piattino
Lavato a mano sotto il bancone
Echeggia sotto i portici ogni mattino
Per salutar passanti, sindaco e suore

E non mi frega niente dello scontrino
Ché m’offri quasi troppe colazioni
Forse ché vedi nel mio visitarti chino
Un alone uguale alla tua situazione

Ma poi l’estate arriva anche in ‘sto posto
Dimenticato pure dalla cronaca nera;
Arriveranno turisti per un pasto
O qualche cocktail troppo forte per la sera.

No, non lo so ancora qual è il costo
Di dover tener aperto a primavera
Ma, credimi, potessi rimetterti in sesto
Porterei dentro l’Italia intera.

Sei cresciuta così tanto in poco tempo
E non ne parliamo neanche mai
Di quando ignoravo il tuo ritardo
Per prendere il bus sotto casa tua

E parlavamo stanchi di Dante, l’Inferno,
Della scuola, in generale, dei suoi guai;
Ancora qualche volta ci ripenso
Alla convenienza del nostro amore light

E ci si perde, spesso, per la strada
Macinando gli anni di università
Che non faresti mai, io l’ho lasciata
E prendiamo ancora in giro chi la fa.

E sei così diversa, mai cambiata,
Ti muta appena un pelo questo bar
Ché intreccio nella mia chitarra scordata
Cantando noi, il liceo e le tue rock-stars.

E no, non capirei comunque ancora
Cosa vuol dire sacrificare i sogni
Per pagare un’altra esosa fattura
E cercar le banconote in mezzo ai fogli.

C’è una nostra foto appesa al muro
Col sole che ti faceva i capelli biondi,
Di quando non temevamo questo futuro
Di malinconia e preoccupazioni da adulti

Ma sei felice, almeno, questo lo vedo
Con un uomo che sorride più di me,
Lo noto sbirciandovi dal vetro
Mentre ti ruba un bacio davanti ai caffè.

Io nonostante tutto ancora aspetto
Che le cose poi mi vadano come a te:
Avere un senso, un lavoro, un affetto
Per cui lottare senza chiedere perché

E nonostante tutto mi guardi e accenni
Un sorriso che sa solo di nostalgia
E vorrei esser qui anche tra cent’anni
A ordinare il solito, pagare e andare via.

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