“Al Mercato del Paese”

Ne convenni fosse meglio lasciarti parlare
Del tuo nuovo taglio stile Monroe
Per non arenarsi su questioni amare
Ché pazienza, ultimamente, non ne ho
Dopo queste settimane a battibeccare
Sul socialismo, Craxi e il Rock ‘n’ Roll,
E vedi quanto ci fa bene passeggiare
E smaltire il puzzo del lucido del trumò.

Quante parole perse al vento inventi
Camminando tra le vecchie d’un portico,
Quante mie risposte audaci non senti
Ma solo pensarle, mi dico, è quasi eroico.
C’è chi tra i nostri amici regala commenti
Sul perché stiamo insieme, pare stupido
Visti tutti gli aspri conflitti ricorrenti.
Mi mostrassero loro un amore logico.

Cara, da piazza Garibaldi arriva il vociare
Volgare delle comari che si vantano
D’aver speso pochi euro per melanzane
Che poi probabilmente manco mangiano
E so che tanto senza dirlo ci vuoi andare
Tra il tanfo di cacio a veder che vendono
E alle porte della calca mi guardi male
Ché sai t’aspetterei seduto sotto il frassino

O forse al circolo a ricordare ai vecchi
Come funziona il fuorigioco o il sesso
E tanto so che scherzi quando negli occhi
Mi fulmini e m’ordini di venir lo stesso.
Come una bambina guardi i sacchi
Di farine e legumi stupita dal prezzo,
Lo sconto esorbitante su un paio di tacchi
E una discutibile sciarpa lunga di tasso

E come sempre io mi perdo ancora
Tra i tappeti persiani e il miraggio d’un bar,
Quando non guardi, controllo l’ora
Tra stivaloni in pelle con borchie punk.
Poi come settimana scorsa con mia nuora,
M’afferri la mano sulle note d’uno ska
Sputato a caso dalla radio d’una signora
Seduta sui suoi anni a giocar col foulard.

Le unghie tue smaltate son turbine
Tra mille e più vinili impolverati,
Noi che li riconosciamo dalle copertine,
Noi ancora coi mangianastri scassati;
Duecento odori di spezie marocchine
Mentre paghiamo i nostri dischi sconosciuti
Pochi soldi, appena per le patatine
Che la donna porge ai suoi tre figli canuti.

Ricordami perché oggi t’odiavo,
Sorriso spalmato tra guance di crema,
Ricordami di tornar con te al mercato
E far l’antipatico, ripetere ogni scena
Ché poi mi credo pure privilegiato
Nonostante gli avanzi scaldati per cena
Che tanto mai poeta si disse innamorato
Solo dopo aver divorato una balena.

Pure fossimo arrivati anche alle mani,
Pure se per un giorno non ti rispondo
Andremo a letto con la testa nel domani
E, per abitudine e voglia, abbracciati dormendo.

Photo by Danilo Ugaddan from Pexels