Panoramica su Zalmoxis [1]

Zalmoxis

Zalmoxis (in italiano Zalmosside o Zalmoxide, Greco Ζάλμοξις, anche conosciuto come Salmoxis, Σάλμοξις, Zamolxis, Ζάμολξις e Samolxis Σάμολξις) fu un riformatore religioso e sociale semi-mitico, riconosciuto come l’unico vero Dio dai Traci e dai Daci (anche conosciuti negli scritti greci come i Geti, Γέται). Secondo Erodoto (IV. 95 sq.), i Geti, che credevano nell’immortalità dell’anima, vedevano la morte come un mero viaggio verso Zalmoxis che loro sapevano essere la via per diventare immortali.

Affresco nella città di Aleksandrovo (Kurgan), in Bulgaria. La figura a destra con l’ascia è identificata come Zalmoxis.

Etimologia
Diverse etimologie sono state proposte per il nome. Diogene Laerzio (III sec dC – IV sec dC) affermava che Zalmoxis significasse “pelle d’orso”. Nella sua opera “Vita di Pitagora” (Vita Pythagorae), Porfirio (III sec dC) afferma che “zalmon” sia la parola trace per “nascondere” (τὴν γὰρ δορὰν οἱ Θρᾷκες ζαλμὸν καλοῦσιν). Esichio (ca. V sec dC) propone la derivazione da “zemelen” (ζέμελεν) come parola frigia per “schiavo straniero”.
Anche la scrittura esatta del nome è incerta. I manoscritti delle “Storie” di Erodoto presentano tutte le quattro ipotesi: Zalmoxis, Salmoxis, Zamolxis, Samolxis. Tuttavia, una grande quantità di manoscritti preferisce l’uso di Salmoxis. Gli autori successivi mostrano invece una predilezione per Zamolxis. Esichio invece cita Erodoto utilizzando Zalmoxis.
La variante -m-l- è preferita da quelli convinti che il nome derivi dalla presunta parola trace “zamol” che significherebbe terra.
Sono stati anche fatti paragoni con il nome di Zemelo, la dea frigia della terra e con Zjameluks, il dio ctonio lituano. Tuttavia, questa etimologia è probabilmente incorretta.
La variante -m-l- viene considerata la più antica e la più corretta forma di scrittura dalla maggior parte degli esperti sulla Tracia dato che viene trovata nei più vecchi manoscritti di Erodoto e in altre fonti antiche.
La forma -l-m- è ulteriormente attestata da Zalmodegikos, il nome di un Re dei Geti, e dalle parole trace “zalmon” e “zelmis”, entrambe col significato di “nascondere”

L’uomo
Erodoto apprese dai Greci evemeristici del Ponto che Zalmoxis fu un uomo reale, in precedenza uno schiavo (o discepolo) di Pitagora il quale insegnò a Zalmoxis la “scienza dei cieli” a Samo. Zalmoxis fu liberato e accumulò una grande fortuna, ritornò al suo paese e istruì la sua gente, i Geti, sull’immortalità dell’anima. Anche Zenone afferma che Zalmoxis fosse un servo di Pitagora.
Ad un certo punto, Zalmoxis viaggiò attraverso l’Egitto e condivise la sua sapienza mistica sull’immortalità dell’anima con le genti, insegnando loro che dopo la morte sarebbero passati in un luogo dove avrebbero goduto di tutte le possibili benedizioni per l’eternità.
Zalmoxis si fece quindi costruire una camera sotteranea (altri racconti affermano che fosse una caverna naturale) sulla montagna sacra di Kogainon dove si ritirò a vivere per tre anni (altre fonti dicono che andò ad abitare nell’Ade per tre anni). La caverna è situata sulle montagne Bucegi in Romania ed è stata chiamata “La Caverna di Ialomicioara”. Dopo la sua sparizione venne considerato morto e venne compianto dal suo popolo , ma dopo tre anni, si mostrò di nuovo ai Geti che si convinsero allora dei suoi insegnamenti; un episodio che alcuni considerano essere una resurrezione (Può essere vista come una divinità vita-morte-rinascita, un parallelo a Tammuz (Dumuzi) o Gesù).
Erodoto, che rifiuta di accettare l’esistenza di Zalmoxis, esprime l’opinione che in ogni caso Zalmoxis avrebbe dovuto vivere molto prima dei tempi di Pitagora.
Platone, nel dialogo Carmide, afferma che Zalmoxis fu anche un grande medico che intraprese un approccio olistico per la cura del corpo e della mente, non solo del corpo come era pratica nei Greci.
Secondo Eric Robertson Dodds, la sua figura è quella di uno sciamano o di un daímōn (dal greco antico δαίμων), mentre è da rigettare come assurda, in sintonia con i dubbi di Erodoto, la vicenda della schiavitù sotto Pitagora. L’origine di quelle tradizioni, secondo Dodds, fu il frutto di un’originale elaborazione dei coloni greci del Ponto, motivata dallo stupore per le analogie con le dottrine sull’immortalità dell’anima della scuola pitagorica.

Il dio
Dopo la morte di Zalmosside, il suo culto diede vita ad una religione enoteistica. Durante il regno di Burebista, il 713 a.C., l’anno in cui la tradizione collocava la sua nascita, venne considerato il primo del calendario dacico.
Aristotele equipara Zalmosside ad Okhon dei fenici e ad Atlas dei libici.
È possibile che Zalmosside sia Sabazio, il trace Dioniso, o Zeus. Mnasea di Patara lo identifica con Crono(Esichio presenta anche Σάλμοξις· ὁ Κρόνος) .
Il suo regno come dio non è molto chiaro, in quanto alcuni lo considerano un dio del cielo, un dio della morte o dei Misteri.

Dal quarto libro delle “Storie” di Erodoto:
[…]
93. Prima di toccare l’Istro sconfisse come primo popolo i Geti, che si ritengono immortali. Infatti i Traci che vivono sul promontorio Salmidesso sopra le città di Apollonia e Mesambria, i cosiddetti Scirmiadi e Nipsei, si erano arresi a Dario senza combattere. I Geti invece optarono per la follia e
furono subito ridotti in schiavitù, benché fossero i più valorosi e i più giusti fra i Traci.

94. Essi si ritengono immortali in questo senso: sono convinti che lo scomparso non muoia propriamente, bensì raggiunga il dio Salmossi. Altri Geti questo stesso dio lo chiamano Gebeleizi
Ogni quattro anni mandano uno di loro, tratto a sorte, a portare un messaggio a Salmossi, secondo le
necessità del momento. E lo mandano così: tre Geti hanno l’incarico di tenere tre giavellotti, altri afferrano per le mani e per i piedi il messaggero designato, lo fanno roteare a mezz’aria e lo scagliano sulle lance. Se muore trafitto, ritengono che il dio sia propizio; se non muore, accusano il messaggero, sostenendo che è un uomo malvagio, e quindi ne inviano un altro; l’incarico glielo affidano mentre è ancora vivo. Questi stessi Traci di fronte a un tuono o a un fulmine, scagliano in cielo una freccia pronunciando minacce contro Salmossi, perché credono che non esista altro
dio se non il loro.

95. Come ho appreso dai Greci residenti sul Ponto e sull’Ellesponto, questo Salmossi era un uomo che sarebbe stato schiavo a Samo, schiavo di Pitagora figlio di Mnesarco Poi, divenuto libero, si sarebbe assai arricchito e avrebbe fatto ritorno, da ricco, nel proprio paese. Poiché i Traci conducevano una vita grama e rozza, Salmossi, che conosceva il sistema di vita degli Ioni e abitudini più progredite di quelle dei Traci – avrebbe frequentato i Greci, e fra i Greci Pitagora, che non era certo il savio più scadente –, fece costruire un salone, in cui ospitava i cittadini più ragguardevoli; fra un banchetto e l’altro insegnava che né lui né i suoi convitati né i loro discendenti sarebbero morti, ma avrebbero raggiunto un luogo dove sarebbero rimasti per sempre a godere di ogni bene. Mentre così operava e diceva, si costruiva una stanza sotterranea. E quando la stanza fu
ultimata, Salmossi scomparve alla vista dei Traci: scese nella dimora sotterranea e vi abitò per tre anni. I suoi ospiti ne sentivano la mancanza e lo piangevano per morto; ma egli dopo tre anni si mostrò ai Traci e in tal modo i suoi insegnamenti risultarono credibili.

96. Questo si racconta che abbia fatto Salmossi. Io questa storia della camera sotterranea non la rifiuto, ma neppure ci credo troppo; penso comunque che questo Salmossi sia vissuto molti anni prima di Pitagora. Se sia stato un uomo e se ora sia un dio locale per i Geti, chiudiamo qui la questione. I Geti insomma, con tutte le loro convinzioni, furono sconfitti dai Persiani e subito si aggregarono al resto della truppa.
[…]

Dalle note allo stesso testo dell’associazione culturale Larici, 2008:

Salmidesso è forse l’odierno Capo Midia in Romania; Apollonia è Sizopol in Bulgaria e Mesambria è Mesember in Bulgaria.
Salmossi, o più propriamente Salmoxis o Zalmoxis, era un uomo-dio della tribù trace dei Geti (o Daci), di cui Erodoto racconta le vicende nei capitoli successivi.
Gebeleizis (o Gebeleixis) era il dio della tempesta, dei lampi e dei tuoni. In seguito, si è fuso con Salmoxis come il dio supremo dei Geti. Alcuni storici sono convinti che i nomi di Salmoxis e di Gebeleizis derivino dal popolo lituano.
[Pitagora (circa 572 a.C.-490 a.C.) fu un matematico, legislatore, filosofo e guaritore, ma
alcuni storici ne mettono in dubbio la veridicità storica. Dopo l’apprendistato presso Talete
e un soggiorno di 22 anni in Egitto, fondò un’importante scuola filosofica a Crotone, ma,
convinto della superiorità della tradizione orale, non lasciò scritti. Era figlio di Mnesarco,
un mercante di Tito, che gli dette il nome “Pitagora” (cioè “colui che è annunziato dalla
Pizia”) perché consultò la sacerdotessa di Delfi (cfr. nota 36) per un viaggio che avrebbe
dovuto intraprendere. La sacerdotessa non solo gli disse che il viaggio era da fare, ma gli
profetizzò che la moglie avrebbe dato alla luce un bambino bello e saggio, che, con la sua
opera, avrebbe contribuito a elevare la cultura e il sapere del genere umano, ma
soprattutto avrebbe contribuito alla sua elevazione spirituale. Mnesarco rimase turbato da
questo oracolo e, per tale motivo, cambiò il nome della moglie da Partenide in Pitaide (da
Pitia) e, quando questa partorì a Sidone, in Fenicia, chiamò il figlio Pitagora.]

Fonti:
Erodoto “Storie” IV, 93, 94, 95, 96
E. R. Dodds, “Les Grecs et l’irrational”, Flammarion, 1977, (par. V. Les chamans grecs et l’origine du puritanisme, p. 148) (traduzione francese di: The Greeks and the Irrational, University of California Press, 1951).
http://www.mlahanas.de/Greeks/Mythology/Zalmoxis.html
Eliade, Mircea. “Zalmoxis, the vanishing God”
Kernbach, Victor. Miturile Esenţiale, Editura Ştiinţifică şi Enciclopedică, Bucharest, 1978

Note: La traduzione degli estratti è ad opera mia (eccetto dove segnato), sebbene abbia notato, a metà lavoro che la pagina italiana di Wikipedia in riferimento a Zalmoxis presentava lo stesso testo inglese di partenza (http://www.mlahanas.de/Greeks/Mythology/Zalmoxis.html) sebbene con l’omissione della citazione a Gesù durante l’ipotetico parallelo tra Zalmoxis e altre divinità vita-morte-resurrezione

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