Primo Giorno

The Story

Un debole raggio di sole filtrò dalla struttura in metallo grigio della stazione e accecò Michael proprio mentre scendeva i gradini del vagone, facendolo quasi inciampare.
Appena posati i piedi sul binario si fermò, a qualche passo dal flusso incontrollabile di persone che continuavano a sciamare fuori dalle porte del treno con passo svelto e volto serio.

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Michael guardò l’orologio sul cellulare e capì di essere in anticipo di almeno un’ora; tirò fuori dalla tasca un pacchetto di sigarette e ne accese una.

Si sedette sulla panchina di metallo del binario, si strofinò gli occhi e rimase lì seduto altri dieci minuti, lo sguardo perso verso il bar della stazione, la sua prossima tappa.

Notò che rispetto alla piccola stazione da cui era partito, lì molta gente era ferma in prossimità dei binari, in attesa del proprio treno e cominciò a scorrere tutti i personaggio con lo sguardo: molti erano giovani, probabilmente studenti come lui; c’era qualche senzatetto che si svegliava al rumore del treno che passava, qualche famiglia con grossi trolley e molti signori in giacca e cravatta. Tra tutti questi, uno reggeva un ombrello nero appeso al gomito.

Michael sorrise guardandolo e poi guardando il cielo senza nuvole sopra di lui.

Poi si alzò, si diresse al bar, bevve un lungo caffè caldo e si diresse fuori dalla stazione.

L’enorme atrio conduceva a Columbus Square, il capolinea di molti autobus; ma lui non ne aveva bisogno.

Le lezioni si svolgevano a pochi minuti di cammino dalla stazione.

Michael iniziò a camminare tra la folla frettolosa e il vociare ancora soffocato dal sonno, il tutto mischiato con i fumi grigi dei pullman e qualche automobile coraggiosa che cercava parcheggio nei pressi della stazione.

Bald Street era una zona a traffico limitato ma priva di negozi: vide quattro o cinque bar, due tavole calde e qualche copisteria. Dai portoni uscivano prevalentemente ragazzi con lo zaino in spalla e Michael si chiedeva se ne avesse rivisto qualcuno di lì a poco.

Dopo pochi minuti arrivò di fronte all’imponente entrata dell’università, una scalinata di marmo sporco incorniciata dalle statue due leoni dall’aria indifferente ma maestosa.

Salì le scale e arrivò nel grande cortile piastrellato.

In alto, un piano di corridoi si affacciava sullo stesso cortile e intorno a lui, un porticato mal curato ospitava enormi portoni in legno.

Michael si appoggiò ad una colonna, in un angolo del cortile e si accese una sigaretta.

<<Ciao, scusami…>> esordì una voce femminile di fianco a lui.

Michael si voltò alzando le sopracciglia alla vista della bellissima ragazza: i capelli corvini le circondavano il volto in modo ordinato, gli occhi grandi e scuri quasi stonavano con la carnagione pallida ma ben curata della giovane.

Michael fece un accenno di sorriso ma non rispose, continuandola a guardare e lei continuò.

<<Sei del primo anno anche tu?>>

<<Si, si.>> disse Michael, spiazzato dall’atteggiamento aperto e curioso della ragazza. Non era un ragazzo di molte parole e tantomeno un ragazzo che si faceva avanti anche solo per chiedere informazioni.

<<Ciao, sono Hellen, piacere…>>

La ragazza tese la bianca mano verso di lui con un sorriso appena nervoso.

Michael ricambiò l’amichevole saluto della ragazza e rispose <<Michael..>> chiedendosi se si fosse accorta della mano esageratamente fredda o dell’imbarazzo che sapeva di mostrare.

Hellen si appoggiò al muro di fianco alla colonna e si accese una sigaretta.

Michael non sapeva se iniziare un discorso o tentennare ancora aspettando che fosse lei a parlare. In entrambi i casi voleva porre fine a quello strano silenzio.

<<Sei di zona, tu?>> gli chiese Hellen mentre nuvole di fumo le uscivano dalle labbra ad ogni parola.

<<No…>> disse debolmente Michael con la voce roca che prontamente schiarì. <<No, anzi, mi ci vuole un’oretta per arrivare fin qui… e tu?>>

<<No, cioè si ora abito qui, ho preso un appartamentino per studenti in centro ma vengo da fuori. Parlavano bene di questa scuola e non ho trovato niente di simile dalle mie parti.>>

Michael annuì e sorrise educatamente, cercando di non fissare il suo sguardo sul bellissimo viso della ragazza.

Lei guardò l’orolgio e continuò a fumare l’ultima metà della sigaretta guardando davanti a lei.

Michael guardava per terra pensando a cosa dire.

<<Sai come si arriva in classe?>> esordì ancora lei.

<<Si, dovrebbe essere quell’ascensore in fondo al portico. Ce l’hanno fatto vedere durante i giorni di immatricolazione…o come diavolo si dice…>>

Hellen sorrise e poi gettò a terra la sigaretta, calpestandola con i pesanti stivali che fino a quel momento Michael non aveva notato.

<<Possiamo già iniziare a salire semmai, tanto…>>

Michael la guardò per qualche secondo e poi annuì, seguendola lungo il porticato.

Il vecchio ascensore si aprì subito appena Hellen premette il pulsante e i due entrarono nel piccolo e freddo stanzino.

I due erano fermi spalla contro spalla ma Michael sapeva di essere l’unico lì dentro che provava un certo disagio: gli dava fastidio non riuscire a essere sciolto e naturale in presenza di una ragazza ma ogni volta che provava a mostrarsi sicuro e disinvolto era consapevole di finire con l’apparire goffo e decisamente più a disagio del normale.

L’ascensore si fermò al primo piano con uno scossone.

La portà si aprì cigolando sinistramente, aprendo la visuale su un altro porticato, meno imponente di quello al piano terra. Un’unica porta di legno era visibile tra le colonne e i due si diressero verso di essa con passo lento.

Hellen e Michael scorsero nello stesso momento altri due ragazzi di fianco alla porta che guardavano entrambi il proprio cellulare.

<<Ciao,>> disse Hellen arrivata quasi in prossimità della porta e dei ragazzi <<Siete anche voi del primo anno?>> continuò con un grosso sorriso.

<<Si…>> disse il ragazzo più alto, alzando lo sguardo e rispondendo al sorriso di Hellen.

<<Ma siamo arrivati un pò presto stamattina.>> Il ragazzo mise il cellulare in tasca mentre l’altro non alzò nemmeno gli occhi dallo schermo per osservare gli interlocutori.

<<Aiden, piacere…>> disse il ragazzo alto tendendo la mano verso la ragazza.

<<Hellen. Lui è Michael…>> disse indicando verso Michael che stava a pochi passi dietro Hellen.

Michael rispose alzando la mano e sorridendo.

Aiden aveva un’aria gioviale, i capelli corti alzati con il gel lo facevano sembrare ancora più alto e i vestiti eleganti che portava lo facevano apparire molto più grande di quella che era la sua probabile età.

<<Lui è Joshua.>> disse Aiden indicando il ragazzo dietro di lui.

<<Ehi.>> Disse Joshua senza alzare lo sguardo dallo schermo.

<<È nel mezzo di un livello difficilissimo del suo gioco, non mi rivolge parola da mezz’ora…>> disse Aiden con un sorriso.

Hellen e Michael sorrisero guardando Joshua premere velocemente lo schermo del suo cellulare.

I vestiti eleganti di Joshua fecero pensare a Michael che forse i due avrebbero potuto essere fratelli. Poi il suo pensiero si spostò verso i propri vestiti, preoccupato di poter essere troppo casual per l’occasione.

Hellen e Aiden iniziarono a conversare e Michael ascoltò quel tanto che bastava per capire che anche Aiden non era di zona e che anche lui aveva affittato un appartamento in centro.

Alle loro spalle, l’ascensore si aprì rumorosamente e altre tre persone uscirono in fretta dall’angusto stanzino. Due ragazze e un ragazzo iniziarono a camminare verso la porta dove Michael e gli altri stavano aspettando.

Michael squadrò il trio per pochi secondi e si ritrovò a pensare che nessuna delle due ragazze era bella come Hellen.

Scosse impercettibilmente la testa come se volesse cancellare quei pensieri inutili nel primo giorno di scuola ed estrasse il cellulare dalla tasca come se potesse evitare di salutare i ragazzi che si stavano avvicinando.

Subito dopo, si chiese il perchè di quel gesto, dato che avrebbe dovuto condividere ben più di una giornata in compagnia di quelle persone.

Mentre il trio appena arrivato raggiunse Michael e gli altri, incorniciando il silenzio con le presentazioni di rito, il portone davanti a loro cominciò ad aprirsi lentamente: il volto di una signora di mezza età con le labbra eccessivamente rosse e i capelli grigi disordinati sbucò dalla porta.

<<Primo anno?>> chiese la signora con voce seria e svogliata.

<<Si…>> risposero Hellen e Aiden all’unisono.

<<Entrate pure.>> La signora aprì completamente la porta di legno e i sette ragazzi iniziarono a entrare nella grossa aula. Tutti si guardavano intorno e Michael capì che nessuno di loro, neanche durante il periodo delle iscrizioni e delle riunioni informative, aveva mai visto quell’aula. Lunghe file di banchi singoli si aprivano ai lati del corridoio centrale; in fondo, la cattedra dava le spalle a due grosse lavagne nere attaccate al muro e a uno schermo bianco per diapositive.

I passi dei ragazzi echeggiavano nella grossa aula vuota mentre si indirizzavano verso le prime file di banchi, a pochi metri dalla cattedra.

Michael pensò che avrebbe voluto mettersi in ultima file, come faceva sempre a scuola, sull’autobus e in qualsiasi altra riunione o incontro a cui partecipava.

“Prossima volta…” pensò, sedendosi in un banco in seconda fila.

Davanti a lui, Hellen e Aiden si sedettero continuando a parlare e dall’altra parte del piccolo corridoio tra i banchi, le due ragazzi, il ragazzo e Joshua, ancora chino sul cellulare, si stavano sedendo in prima fila.

In quel momento un altro gruppo di ragazzi entrò dalla grossa porta di legno alle loro spalle.

Michael non ci fece più caso; ovviamente in pochi minuti, l’aula sarebbe stata piena e pensava che se fosse arrivato dieci minuti dopo avrebbe potuto sedersi nelle ultime file come avrebbe voluto.

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