“Melodrammi Ignifughi”

tratto da “La Sostenibile Pesantezza dell’Avere” (2014)Capitolo Sette

02 febbraio. Ebbene sì.

Il mio amico Fabro aveva un problema.
Non un problema di quelli che un cocktail di aspirina e melanzane avrebbe potuto curare.
No. Lui aveva un problema diverso.

Photo by Anna Shvets on Pexels.com

E intendo dire proprio di-verso.
Fabro faceva il verso del cane.
E il suo cane gli faceva il verso.
Cioè non che il cane facesse quel verso ma quello era il suo verso predisposto per essere
fatto proprio dal cane.
Il cane gli faceva il verso nel senso che lo prendeva in giro.
Cioè aspettava che lui uscisse e lo prendeva.
Quando era in giro.
Lo portava a scuola.
Perché era lì che doveva stare.
La scuola di dizione. Per imparare a parlare e smetterla col verso.
E Fabro ci stava nella scuola, volentieri, nonostante fosse l’unico allievo della
professoressa Guberti, nonostante non ci fossero sedie nell’istituto, nonostante fosse
costretto a vestire un abito di stagnola.
Lui ci stava bene.
Nessuno lo vide mai però, in piedi, vestito di stagnola, da solo davanti alla prof che gli
mostrava come guarire.
La prof un giorno gli diede un problema.
“Un altro??” Esclamò Fabro nella sua testa.
Non sapeva fare altro che il verso del cane d’altronde.
La prof. gli scrisse un testo, un problema di matematica che recitava così: “Se Mario ha
due mele e ne mangia mezza, quella intera la vende per due prugne e con le prugne
compra dodici titoli di Apple in borsa, col guadagno semestrale al netto quante mele può
comprare se la mezza mela che ha lasciato in frigo si può contare come se fosse un quarto
di mela?”
La prima reazione di Fabro fu un ululato.
Ma d’altro canto era l’unica cosa che sapeva fare. Anche davanti a una castagna forse lo
avrebbe fatto. Oh, come odiava le castagne lui.
Comunque Fabro, non capendo il perché la prof gli avesse assegnato quel compito, andò a
comprare due mele.
Non fu facile abbaiando.
Si chiese se le mele verdi andassero bene.
Si rispose sì.
Si diede un bel voto.
Poi mangiò mezza mela.
Non era il massimo.
Il massimo erano due mele.
Ma non poteva mangiarle.
Gli rimase mezza mela.
Mezza mela intera.
Cioè non tutta rotta, no, mezza mela intera.
Poi decise di dover andar a vendere la mela rimasta per due prugne.
Non è che proprio lo decise.
Lo diceva il problema.
Tecnicamente il problema non è che dicesse che Fabro dovesse fare tutte quelle cose.
Lui le faceva per sviare un ragionamento matematico e affrontare il problema nella vita
vera.
Non fu una buona idea però.
Fabro si scoprì intollerante alla mela.
Cominciò a coprirsi di macchie.
Si copriva di macchie, di qualsiasi tipo.
Prendeva del caffè e se lo versava addosso.
Poi del sugo.
Poi il Belgio.
Si riempì di macchie.
Poi si arrabbiò.
E anche tanto.
Sia perché non aveva una lavatrice per lavare le macchie, sia perché aveva dimenticato di
scambiare la mela per due prugne.
Poi emise dei versi.
Non poesie.
Proprio versi.
Che poi magari tradotti avrebbero potuto essere poesie.
Ma questo dubbio lo lasciamo appeso ai muri, lo lasciamo ai poster.
Fabro decise di andare dal medico.
“O dal veterinario?” pensò.
Fece un salto da entrambi.
Il dottore gli diede solo un sette per l’atterraggio scomposto.
Il veterinario gli diede un cinque.
Con la mano bene aperta.
E poi sputò senza pietà la sua diagnosi: “Lei ha mangiato mele vero?Nonostante fosse
visibilmente in preda a spasmi canini. Brutta cosa. La mela causa ira. Forte odio.
Soprattutto verso l’acqua. Doveva evitare le mele… lei è sidrofobo…”

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