BrewDog. La Prima Birra “Carbon Negative”

Ci sono notizie spettacolari dal birrificio scozzese della Brewdog – ora è ufficialmente un business carbon negative! Già, nemmeno carbon neutral ma negativo! Questo è quello che si chiama “dare l’esempio”.

E’ da molto tempo che si parla della necessità delle aziende di adottare un approccio più cosciente verso la loro impronta di carbonio (carbon footprint) e distillerie e birrerie non ne sono esenti. Mentre le notizie che parlano di ambiente e di cambio climatico sembrano una mitragliata di negatività, ogni tanto qualcosa di miracoloso porta una boccata d’aria fresca e ottimismo come, per esempio, il fatto che la BrewDog sia ora carbon negative! Considerando che i livelli di CO2 sono a un picco storico, questa notizia non poteva arrivare in tempi migliori.

E’ facile per le società contibuire minimamente alla causa del cambiamento climatico per poi rilassarsi soddisfatti della loro iniziativa ecologica. Questo è quello che faceva anche la BrewDog, con un’impronta di carbonio di 67’951 tonnellate di CO2 nel 2019. “E poi l’abbiamo realizzato,” scrivono James Watt e Martin Dickie, co-fondatori della BrewDog, “che non facevamo abbastanza. E, anzi, contribuivamo massivamente all’attuale problema esistenziale del nostro pianeta e della nostra specie.”

Questa notizia è tutt’altro che performativa. “Compensiamo doppiamente lo scarico di carbonio 1, 2 e lo scarico a monte 3,” continua il duo. Questo sembra molto tecnico ma significa che la BrewDog tiene d’occhio lo scarico di carbonio nella catena di distribuzione e pure nel processo di produzione. Questo è vero impegno.

Dal 22 agosto 2020, la società si è promessa di rimuovere dall’aria il doppio del carbonio che emette in un anno. Ma come può la BrewDog fare tutto questo? Innanzitutto, entro il 2022, la società ha in programma di piantare un milione di alberi nelle Highlands scozzesi in un lotto di terra di 8 chilometri quadrati che ha acquistato. Non stiamo parlando, inoltre, di una monocoltura ma di effetiva biodiversità! L’ecosistema sarà costruito con il programma di accredito Woodland Carbon Code. Verranno dedicati anche 2 chilometri quadrati al ripristino delle torbiere, essendo, queste, incredibilmente efficaci contro il carbonio.

Tutto questo è davvero impressionante ma potreste pensare che non basti solo agire – bisogna anche educare. La BrewDog ha pensato anche a questo e sta pianificando un campeggio educativo che accoglierà riunioni e laboratori in quella che sarà conosciuta come la Foresta BrewDog.

Turbine Eoliche alimenteranno tutti i birrifici inglesi della BrewDog

Perché, però, lavorare così tanto per rimuovere il carbonio dall’atmosfera se, in ogni caso, si contribuirà anche all’emissione? La BrewDog ha pensato anche a questo e presenta un poliedrico piano di 24 mesi per ridurre la sua carbon footprint. L’orzo maltato di scarto verrà convertito in biometano, alleggerendo la dipendenza dai combustibili fossili. Tutta l’elettricità utilizzata per preparare la birra BrewDog nel Regno Unito verrà generata da turbine eoliche locali. Inoltre, tutti i veicoli utilizzati dall’azienda saranno elettrici. Entro il 2021, una bio-fabbrica di smaltimento anaerobico verrà attivata, trasformando l’acqua di scarto dei processi di produzione in H2O riutilizzabile. Infine, ma non meno importante, forse la più creativa delle iniziative: la CO2 prodotta durante la fermentazione sarà raccolta e, si spera, utilizzata per la carbonazione delle birre BrewDog.

Molte di queste iniziative intendono semplicemente ridurre e riutilizzare quello che prima era etichettato come scarto. La birra in eccesso sarà trasformata in vodka. Il farro di scarto in biscotti per cani. La lagere a marchio MEGA (Make Earth Great Again) è prodotta sostituendo il 20% dell’orzo con pane fresco eccedente. Tuttavia, sfortunatamente, una volta che la birra è creata, vi è ancora più rifiuto. La BrewDog ha notato che, ogni anno, quasi un miliardo di lattine in condizioni perfette non vengono nemmeno utilizzate a causa di errori di produzione o di etichettatura. Come ovviano questo problema, allora? Ridistribuire le lattine con nuove etichette! Questa sembra la soluzione logica – però, il tempo e lo sforzo, spesso, non reggono il confronto contro la riduzione degli scarti. Con un po’ di creatività, dedizione e una mente aperta, lo scarto può essere ridotto quasi a zero.

L’ispirazione che ne possiamo trarre non è solo nella dedizione e nei successi della BrewDog ma anche nella sua trasparenza. Un’intera pagina di un comunicato stampa è stata dedicata all’analisi dell’impronta di carbonio, mettendo a nudo tutti i segreti. “Aggiorneremo regolarmente e aggiusteremo questi numeri, condividendo le ultime stime in ogni edizione del nostro rapporto di sostenibilità,” ha promesso la BrewDog. La trasparenza è sempre stata richiesta nell’industria, specialmente quando si parla di sostenibilità e impatto ambientale.

Grazie a tutto questo duro lavoro, la BrewDog può ora affermare che tutte le parti del suo business sono carbon negative. Ciò include birre, bar, liquori e spiriti, commercio online e birrifici in tutto il mondo. “E’ stata una gioia lavorare con la BrewDog in questi primi passi della loro transizione. Andando avanti, non saranno perfetti,” scrive il professor Mike Berners-Lee, capo consigliere scientifico alla BrewDog. “Faranno errori e dovranno essere onesti a riguardo. Il messaggio che mandano a tutte le altre imprese è che se loro possono dire le cose come stanno, allora anche tutti gli altri farebbero meglio a fare altrettanto.” Questo è un punto cruciale – si può fare sempre di più. E’ meglio tentare e sbagliare, anche se non c’è mai tempo per sedersi e riposare.

“Vogliamo rendere la BrewDog un catalizzatore per il cambiamento del nostro settore – e oltre,” affermano i co-fondatori. Possiamo solo sperare che sia così. Questa è una notizia favolosa ma c’è ancora tanta strada da fare in questo ambito.


Tratto da BrewDog becomes the very first carbon negative beer company 
Di Jess Williamson
Tradotto da Marco Delrio e Glodio Lupiscattoli
Fonte: www.masterofmalt.com
Tutti i diritti vanno all’autore originale dell’articolo
Copyright © 2020 Master of Malt. All rights reserved.

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