“Astanterie Esose”

tratto da “La Sostenibile Pesantezza dell’Avere” (2014) – Cinque

Il viaggio in taxi durò qualche oretta.
D’altronde passare dalla Costa Rica mi sembrò una scelta obbligata per il tassista.
Non ebbi voglia di discutere dato che la mia unica preoccupazione era la busta che tenevo
in mano. L’importo si aggirava intorno ai novanta euro.
Avrei voluto fosse di novanta euro anche il tassametro ma al momento di pagare, il tassista
mi chiese di compilare un modulo con le mie generalità promettendo di far recapitare
direttamente il corriere a casa mia.

Photo by Jaymantri on Pexels.com

Sorrisi pensando ai pitbull affamati che proteggono la mia dimora.
Scesi davanti all’ufficio postale.
Seduti di fianco alle porte d’entrata vi erano gruppi di senza tetto che, vedendomi
accingermi verso l’entrata mi gridarono terrorizzati: “NO! Mio Dio ti prego non entrare!”
Li guardai un pò scettico, un pò disgustato ma poi mi sentii in colpa per averli giudicati
disgustosi e offrii loro una sigaretta.
Uno la guardò, la prese, la accese, fece un tiro e mi disse “Che me ne faccio di una
sigaretta? Dammi soldi…”
Al chè mi ripresi la sigaretta, me la spensi sulla lingua per non insultarlo e fingendo non
facesse male aprii la porta dell’ufficio postale.
Un altro barbone, dall’altra parte bisbigliò “…poverino, così giovane…”
Il panorama che mi si presentò davanti mi fece aprire la bocca a metà lasciando cadere il
mozzicone di sigaretta e qualche pezzo di pelle morta di lingua che ora fumava simile ad
un carbone ardente per terra.
Un gruppo di fachiri sembrò apparire dal nulla e saltellò sul pezzo di lingua ardente.
Mi ringraziarono e mi dissero addio.
Alla mia vista sembrò che tutti si zittissero come per pregare silenziosamente per la mia
anima.
Arrivò di corsa un prete e mi benedì con dell’acqua santa.
Gli chiesi di scansarsi che andavo un pò di fretta.
Mi rispose che quando entrò in quel posto, lui era ancora un metallaro satanico.
Cazzo, averlo saputo! Avevo dei bimbiminkia da fargli sbranare alla fermata dell’autobus.
La folla era distribuita uniformemente sulle sedie e le custodiva gelosamente.
Appresi che alcuni scrissero il proprio nome sul proprio sedile in plastica promettendo di
portarlo via una volta sbrigate le pratiche.
Altri mi dissero che pagavano l’IMU per stare seduti. Notai alla mia destra un negozio di
tende da campeggio.
Una signora, dietro lo sportello delle corrispondenze stava partorendo.
Mi dissero che era entrata vergine.
Beh a me non poteva succedere per due validi motivi: sono maschio e sono entrato
sagittario. All’improvviso mi ricordai che dovevo sbrigare la mia commissione.
Mi avvicinai alla diabolica macchinetta che genera biglietti per la definizione dei turni.
Uscì il P945.
Ottimo.
La signora allo sportello aveva il P014.
Il frate mi disse che il P001 appartenne a Mussolini. Guardai il vuoto con il biglietto il mano
facendo di tutto per non fissare quel foglietto.
Se lo avessi fatto avrebbe potuto prendere fuoco.
Ci pensai un attimo.
Provai a fissare la signora allo sportello.
Niente. Ancora viva.
Mi venne un’idea.
Feci conoscenza con Marisa, una bella signora che dimostrava circa quarant’anni ma ne
aveva ventisei. Erano anni che non usciva.
Lei aveva il P943. Mi disse che per fare due numeri ci volevano circa due o tre mesi salvo
decessi, nascite e biglietti lasciati in eredità ai parenti.
Le lasciai il mio numero di telefono, il mio numero del cercapersone, la mia mail, il mio
indirizzo di residenza, il mio indirizzo di fatturazione, il mio numero dell’ufficio, un pitbull
come ostaggio, una scatola di cibo per sopravvivere, una manciata di monete per
assicurarsi la protezione dei barboni fuori, il mio indirizzo web, il mio nome per il profilo di
Facebook, Twitter, Tweetbook e Fitter.
Tutto questo per avvertirmi quando sarebbe arrivato il suo turno in modo da potermi
regolare e giungere all’ufficio postale nel momento più opportuno.
Allo sportello dei “Servizi Al Cittadino” due persone si stavano sposando.
Marisa accettò sempre incrociando le dita per sperare di rimanere viva quel tanto che
bastava per spedire quel pacco che custodiva gelosamente appeso al collo come ciondolo.
Feci per uscire.
Alcuni godevano.
Altri lanciavano sassi.
Mentre uscivo, vidi entrare un altro ragazzo con una busta simile alla mia. Gli misi una
mano sulla spalla e gli dissi “….No…”
Lui mi guardò e incominciò: “Ma..”
“No…non farlo…”continuai.
Uscii.
La faccia del tassista che mi aveva portato mi fissava dallo sportello della sua auto mezza
gialla mezza ruggine.
Non dissi niente, entrai, strisciai il bancomat nel suo aggeggio contasoldi e dissi “L’indirizzo
è nella prima pagina dei fogli che mi hai fatto firmare prima….solo una cosa…evitami il
Costa Rica.”
Passammo dal Cile.
Stronzo.

Photo by Leo Cardelli on Pexels.com

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