“Consegne Decaffeinate”

tratto da “La Sostenibile Pesantezza dell’Avere” (2014)Capitolo Tre

3 gennaio anno corrente.
Pochi giorni fa ho ordinato online un libro, un romanzo, non per me, ma per comodità
l’indirizzo di recapito era selezionato come il mio.
Stamattina ho cercato di controllare la posizione tramite il sistema di rintracciamento
pacchi.
A proposito, googlare “dov’è il mio pacco?” può portare su siti non proprio da gentlemen.

Photo by Roman Koval on Pexels.com

Ad ogni modo, vado sul sito per cercare il mio libro e mi chiedono il codice di spedizione
che ho ricevuto via mail.
4 giorni fa.
D’accordo.
Apro la mia casella di posta elettronica e comincio a cercare un mittente o un oggetto (il
titolo della mail per capirci) che possa essere ricondotto al numero di spedizione.
Niente.
Comincio ad aprire una per una le mail leggendo, chissà perchè, anche quelle colme di
pubblicità. Penso che dovrei iniziare a usare il servizio di spam.
Non lo uso mai per pigrizia ma in questi casi rimpiango di non “pulire” la mia casella di
posta elettronica; è come fosse uno scatolone di detersivo per piatti colmo di fogli di carta
accumulati per anni, scontrini, volantini e brochures con cui devi fare i conti nel momento in
cui, per esempio, ti si fulmina il pc e il tecnico ha bisogno proprio dello scontrino che hai
ricevuto tre anni prima.
Dopo una decina di minuti ancora niente.
Si lo so, avrei potuto aspettare che arrivasse da un giorno all’altro ma almeno la sicurezza
di sapere in che magazzino si trova, se nelle vicinanze o nella zona di smistamento del
Paraguay, la volevo avere.
Vedo una mail.
In terza pagina.
Oggetto: Ordine numero B005689.
La clicco.
Si apre una pagina scritta minuscolo piena di numeri.
Forse è la pubblicità dei primi 340 numeri decimali del pi greco.
Comincio a leggere velocemente.
Poi guardo verso la parete come se qualcuno mi avesse bastonato.
“B005689! Idiota!”
Apro di nuovo la pagina web e inserisco il numero.
Oh si funziona! Fantastico!
Si apre una pagina bianca con scritte in spagnolo.
Non un buon segno, ma proseguo.
Scorro con il dito anche se non so cosa voglia dire.
Eccolo!
Traducendo alla casper di cane a quanto pare il mio pacco è a DINDON!
Suona il campanello.
Mi alzo e vado alla porta.
Dallo spioncino intravedo la casacca da sbandieratore del corriere della FHL.
“Bella!” penso tra me e me schioccandomi un cinque mentale.

“Corriere!” urla il tipo fuori dalla porta.
“Si eccomi..”
Apro la porta.
“Signor Bufazzi?”
“Sì per gli amici..”
“C’è un pacco..”
(Ma va?)
“Si.. ok..”
“Mi deve solo mettere una firma…”
“Ok…”
“Lei è timido?”
“Scusi?”
“La vedo molto introverso…”
“Non capisco…”
“Non si aspettava il pacco?”
“Ci stavo pensando proprio ora guardi…”
“Sul serio? Eh..ha visto?”
“Già..”
Mi fissa sorridendo e continua.
“Lei ha già esperienze con noi?”
“In che senso?”
“Le hanno mai portato altri pacchi?”
“Beh direi di si.. si si..”
“E fa sempre così?”
“Come scusi?”
“Mi sembra spaventato…”
“No no anzi..tutto ok..”
“Vuole parlarne?”
“Di cosa?”
“Di quello che la turba…”
“Niente mi turba…”
“Se lo dice lei…”
“Posso avere il pacco…?”
“Oh si certo… Ecco a lei…”
“Dove devo firmare?”
“Ha fretta?”
“Devo andare a lavorare tra un paio d’ore…”
“Che lavoro fa?”
(Uff…) “Lavoro in un supermercato…”
“Allora vedrà molti scatoloni…”
“Già…”
“E come mai è intimorito comunque?”
“Ma non lo sono… guardi…firmo e siamo a posto ok?”
“Certo…”
“Perfetto…”
“Le va di parlare?”
“Ma lei non sta lavorando?”
“Si ma di solito aspetto che mi si inviti dentro per un caffè…”
“E perchè?”
“Sono il corriere espresso…”

Photo by Karolina Grabowska on Pexels.com

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