“Preparatismi Previdibili”

tratto da “Come Se Non Fosse Successo Niente” (2011) – Capitolo 15 – TBD

Le porte automatiche si aprirono lentamente allargando il panorama dell’interno dell’aeroporto.
La desolazione.

Le panchine di plastica arancione ospitavano solo un senzatetto e le sue mosche d’accompagnamento; molti degli sportelli turistico/informativi erano chiusi o sgombri di personale; il bar faceva echeggiare un rumore di tazzine vuote e una ragazza giocherellava con il cellulare dietro lo sportello del check-in, le occhiaie facevano presagire un turno di notte. O forse un turno di settanta ore. Sembravano le borse blu dell’Ikea. Con passo deciso, la creatura che mi accompagnava si diresse verso la ragazza e il suo fumetto che recitava “Zzz…ronf…zzzz…” e io seguii alzando gli occhi.
Entrammo nella serpentina spargi-coda.
Dopo dieci minuti eravamo a metà.
Mi fermai ad una macchinetta per fermare il mal di testa dovuto alle curve a 180 gradi della stessa serpentina.
Dopo altri dieci minuti arrivammo davanti allo sportello.”Salve…” esordì tristemente l’impiegata da dietro il vetro appannato.
“Salve” rispose mia moglie con tono deciso “…dovremmo fare il check-in..”
“Si…mi servono i suoi documenti.”
Irrigidendosi, il mio Uruk-Hai rispose “Perchè? I miei dati sono già sui fogli…”
“Si…e io devo controllare se sono esatti…”
Non sapendo come ribattere, mia moglie infilò le mani nella borsa e ne estrasse una cartellina A5 con un plico di fogli.
“Ecco…queste sono le fotocopie a colori dei nostri documenti, compreso codice fiscale, analisi del sangue e il mio estratto conto degli ultimi tre anni…”
“Non credo le serva tutto quello…” la interruppi.
“Fatti gli affari tuoi, almeno si fa un’idea.”
“Di quanto spendi all’anno per le scarpe? Dubito le interessi.”
“Solo perchè non interessa a te…”
“Dovrebbe?”
“Beh si, se consideri che non ho un conto.”
“Ah quello è il mio??”
Si voltò, battendo il piede e fissando i movimenti che faceva l’impiegata, in coma vigile.
“Ok, sembra tutto a posto, mi date le carte di imbarco?”
“Sono già lì, nell’allegato B3 della cartellina gialla…”
Io mi girai verso il bar, pregustando un lungo caffè caldo e magari qualche giornale fresco di stampa per ammazzare il tempo prima dell’imbarco.
Avrei avuto tempo anche per tradurre in italiano Il Foglio.
O per fotocopiare l’Enciclopedia Treccani.
“Presta attenzione” mi disse con una gomitata nei reni, come se l’impiegata facesse il gioco delle tre carte e ci fossimo giocati il viaggio.
“Ok…tutto a posto…il vostro gate è il 17.”
“Quello dove c’è già l’aereo?”
“Si, quello.”
“Sarà quello il nostro aereo?”
“Beh si..”
“Ma possiamo già salire?”
All’idea di passare le prossime quattro ore nello scomodo sedile di un aereo low cost fulminai con lo sguardo l’impiegata.
“No, ora parte per Istanbul, poi torna e poi potrete salire.”
“Oh…” disse lei con una punta di delusione. “..a saperlo…”
“A saperlo??” cominciai a mormorare tra me e me quel tanto che bastava per farmi sentire. Da mia moglie eh, non dall’impiegata che probabilmente non avrebbe sentito una tromba da stadio data la sua immersione nelle braccia di Morfeo “..a saperlo saremmo partiti tre ore dopo vero?”
“Oh beh” disse lei. “Almeno ora puoi portare dentro tutte le valigie che ci servono per completare il check-in.”
“Wow, non si finisce mai di divertirsi..”
“Se era sarcasmo te lo puoi tenere per i tuoi colleghi. Sii serio, siamo in vacanza.”
Nonostante l’ossimoro, mi diressi verso l’uscita, passando sotto i cordoni della serpentina spargi-code.
Pensai sussurrando “Mentre lei è qui dentro potrei partire con la macchina…”
Un urlo da lontano: “Non fare il cretino!!!”
Sono diventati così prevedibili i miei pensieri?

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