“Coordinamenti Cromatici”

tratto da “Come Se Non Fosse Successo Niente” (2011) – Capitolo 11 – TBD

Mi alzai dal letto.
Dovevo accettarla.
Così com’era.
Solo che non trovai l’accetta.

Mi diressi verso la cucina. Nulla al mondo avrebbe potuto togliermi almeno il mio mezzo litro di caffè appena sveglio. Tantomeno quando le mie ore di sonno sono ridotte a 0,02% su una base normale. Mia moglie stava spruzzando della schiuma bianca sul tavolo e poi vi strofinava uno straccio giallo. Lo fece tre volte. Poi fissò il tavolo. Quasi come per sfidare il piano a farvi appoggiare qualche granello di polvere. Infatti, il pulviscolo che scendeva lento verso il legno veniva deviato per qualche strana forza verso il pavimento.
Io aprii la caffettiera. Dentro c’era il caffè vecchio del giorno prima. Un tappo di fango nero che emanava un odore divino. Ora, non so come facciate voi, ma a me piace mettere il piccolo imbuto in bocca e soffiare verso il cestino. Si svuota subito e va dove deve andare. Come ogni giorno infatti, mi voltai verso la borsa in plastica biodegradabile appesa alla maniglia della finestra, pronto a battere ogni record di soffio di caffè vecchio.
Un lampo però mi accecò.
Mia moglie stava di fianco a me e disse “…che fai?”
“Il presepe” pensai.
“Il caffè” dissi.
“E quella la butti nella borsa? Lo sai che stiamo per uscire?”
“Beh usciamo tra un po’..”
“Poi puzza se la lasci lì quella cosa.”
“Beh la buttiamo quando scendiamo.”
“E come la porti giù? Io ho le mie borse da portare e tu hai le mie da portare.”
“Le mie forse…”
“Esatto. Le mie. Dai forza buttalo nel lavandino.”
“Come vuoi.”
Preparai la caffettiera e la misi sul fuoco. Per quei cinque minuti necessari a far bollire l’acqua fissai la fiamma del fornello. Forse dormii anche. Non ricordo. D’altronde erano quasi le 4.
In quegli istanti ricordo solo che mia moglie stava dando il bianco ai termosifoni.
“Ma sono grigi…” dissi.
“Questa è la base. Poi ci passo sopra.” Disse senza guardarmi.
Cercai una tazzina sopra il lavello. Vuoto.
“Amore, le tazzine?”
“Usa un pentolino.”
Non feci domande. Così, mentre lei manometteva i tubi del gas e dell’acqua per impedire sorprese durante la vacanza, io bevvi dal pentolino del caffè dal gusto di bietola.
Mi svegliò.
E il mio stomaco fece un rumore che interpretai come “Oh mio Dio, di nuovo?”
Uscii sul terrazzo per fumare una sigaretta.
Tornai dentro.
Presi un giaccone da sci.
Uscii sul terrazzo di nuovo.
Chiesi da accendere ai pinguini che fumavano lì fuori lamentandosi del freddo e guardai la città silenziosa.
Sentii solo un “Buonanotte, a domani”.
Tornai dentro e andai a vestirmi.
Quando uscii dalla stanza, lei mi guardò un attimo e io chiesi “Vado bene?”
Come se dovessi rispondere delle sue scelte.
Infatti dovevo.
“Cioè hai messo i boxer blu?”
“Ma come fai a vederli? Va beh. Non vanno bene?”
“Come puoi mettere i boxer blu se hai l’orecchino giallo?”
“Va beh lo tolgo.”
“Eh ti si chiude il buco.”
“Eh non ne ho blu. Ma poi chi vuoi che se ne accorga?”
“Guarda che sei forte eh. Io non giro con uno conciato così.”
“Ma sono gli unici vestiti che mi hai lasciato nell’armadio. E poi perché questi pantaloni da pescatore? Con tutti quelli che ho.”
“Perché così ci metto gli orecchini che non mi stanno nel trolley.”
“Perché? Hai un trolley di orecchini??”
“No idiota…”
“Ah..”
“Ne ho due..”

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