“Illuminazioni Nottambule”

tratto da “Come Se Non Fosse Successo Niente” (2011) – Capitolo 10 – TBD

Non mi dispiace passare la notte in bagno a espellere il demonio e/o altre divinità che antropomorfizzo con la faccia di Cossiga: ho da poco messo una piccola tv in bagno, davanti alla tazza, all’altezza dell’orecchio di un nano, in modo da non dovermi nemmeno sforzare di alzare il collo per gustarmi un momento di pace e depurazione.

Inoltre, nelle giornate di stitichezza mi basta cambiare canale e guardare Studio Aperto per facilitare il transito (tendo a evitare i primi ventotto secondi di cronaca nera per non deprimermi e bloccarmi ma poi è una mezz’ora rimanente in discesa).
Erano le tre e dodici.
Uscii dal bagno, provato, assonnato e alquanto disgustato dal retrogusto di barbabietole in bocca. Strano perchè non c’erano barbabietole nella pietanza.
Mi avviai in cucina, evitai qualche trolley, una guida turistica legata al termosifone e mi riempii un bicchiere d’acqua di rubinetto e la buttai giù con la sete di uno che ha mangiato un tubo di Pringles in sauna.
Aggiustai la coperta della guida turistica legata al termosifone, gli feci un buco per respirare nel nastro adesivo americano che gli tappava la bocca e mi diressi verso la stanza da letto.
Nel buio sentiamo ogni minimo rumore: dall’assestamento dei mobili alle gocce di un rubinetto, dal ronzio del corpo di Giuliano Ferrara che si espande con la stessa velocità dell’universo al russare del vicino che ti fa dubitare della sua natura umana. Quella notte potevo sentire nel buio il rumore dei pensieri di mia moglie che intanto faceva nuovi vestiti a maglia in un sonnambulismo in bilico tra l’ammirevole e il terrificante. Tuttavia, il parroco che le stava al capezzale non aveva ancora deciso per l’esorcismo.
“Ma padre,” bisbigliai “sta dormendo con gli occhi aperti!”
Il padre si mise l’indice davanti alla bocca fissando la creatura che “dormiva” nel lato del letto di mia moglie e sussurrò “…è normale per una donna..”
Dopo avergli fatto notare che nonostante la testa fosse appoggiata al cuscino e il resto del corpo levitasse a qualche centimetro dalle lenzuola, mi sdraiai fissando l’orologio che segnava le tre e venti.
Il giorno dopo saremmo partiti a mezzogiorno quindi avevo qualche ora per dormire e lasciare che il mio organismo ricreasse un intestino nuovo.
Mi addormentai.
È come quando apri gli occhi, ti sembra di aver dormito solo mezzo secondo e invece sono passate quattro ore.
Beh, aprii gli occhi ed erano passati venti minuti.
Alle tre e quaranta suonò la sveglia di mia moglie, un boeing in fiamme che finisce dentro un negozio di gong, una demolizione controllata di una collezione di bidoni per il vetro pieni, un cantiere alle sette di mattina mentre hai ancora i postumi di una sbronza di Averna.
Mi voltai per chiedere spiegazioni. Il letto era vuoto.
Il parroco era legato al termosifone, nastro adesivo americano sulla bocca. Dopo avergli fatto un buco per respirare e essermi promesso di insegnarle a farlo, mi avviai di nuovo verso il letto; d’altronde avrà avuto da cucire un altro migliaio d abiti o affittare una petroliera per il latte detergente da portare in vacanza.
Mi misi sotto le coperte ancora calde e appoggiai la testa al cuscino.
Un secondo di silenzio poi una folata di vento. Aprii un occhio aspettandomi di vedere Beep Beep o Flash ma intravidi solo una sagoma scura vicino alla finestra.
Due occhi rossi brillavano nel buio e il sorriso dello Stregatto si apriva inesorabilmente.
Un arto della figura scura scorse lungo la parete e afferrò saldamente qualcosa.
Un rumore inconfondibile stracciò il silenzio e le persiane della finestra si alzarono.
Una luce infernale, gialla, accecante e rumorosa invase la stanza.
Con un braccio cercai gli occhiali da sole nel primo cassetto del comodino e biascicai “…ma sono le quattro del mattino!! Come fa a esserci luce?!?”.
La figura si voltò verso la luce, come se su di lei rimbalzasse e poi iniziò “Ho chiesto al sindaco se oggi indirizzava un lampione sulla nostra stanza in modo da facilitare il risveglio, d’altronde mi deve ancora un favore da quando ho prestato l’ombretto color blu medusa reale a sua moglie che quel giorno aveva comprato un rossetto blu oltremare e senza il mio aiuto avrebbe avuto un aspetto orribile per andare a buttare la spazzatura. Ad ogni modo, alzati e aiutami a finire di pulire la casa, c’è ancora da lavare tutti i termosifoni. E che cos’è questo odore di barbabietole? Spero non sia il tuo nuovo dopobarba…”
Con un rantolo, diretto verso la cecità permanente dissi “ma…partiamo a mezzogiorno…sono le quattro…”
Mi fissò. O almeno credo, ero cieco.
“Mezzogiorno?? Credevo all’una!! Oh per l’amor di Dio, muoviti! È tardi!”
Con il braccio nel primo cassetto del comodino trovai gli occhiali ma li lasciai lì per continuare a cercare qualche oggetto contundente.

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