“Incolonnamenti Aeroportuali”

tratto da “Come Se Non Fosse Successo Niente” (2011) – Capitolo 5 – TBD

Prendemmo la macchina per andare in aeroporto. Chiamai prima il mio geometra, una squadra di elicotteri che mi guida dall’alto e il mio commercialista per fare una stima approssimativa dei danni che avrei potuto causare alla macchina e al mio reddito cercando di uscire dal parcheggio che ha fatto mia moglie.

Una squadra di pompieri cercava intanto di togliere il gatto incastrato sotto il parafango.
“Posso guidare?” Mi chiese mia moglie sorseggiando un mix di caffè e tisana al seme di papavero e peli di yak.
La guardai nei suoi occhi violacei semi chiusi e mi sedetti al posto di guida.
Lei cercò i trucchi nella borsa e tirò giù il parasole del sedile del passeggero per specchiarvisi.
Io la guardai con la coda dell’occhio senza dire niente.
“E quindi?” mi chiese. “Metti che incontro qualcuno? Cosa faccio? Mi presento così? Senza neanche un filo di mascara?”
Io alzai le spalle e infilai le chiavi.
Lei si cosparse la faccia di muschio e crema di funghi.
Dopo qualche ora uscimmo dal parcheggio.
“Vai piano per favore…” Mi disse, truccandosi con una mano e tenendosi alla maniglia sopra al finestrino con l’altra.
“Sono appena uscito dal parcheggio, se facevo più piano ad uscire mi scadeva il bollo…”
Partimmo.
Finito di truccarsi, mi guardò e mi disse: “Era necessario far venire anche il padre?”
Guardai il frate esorcista nello specchietto retrovisore che recitava un rosario e mi scambiò un cenno con la testa.
“Non si sa mai, amore…Vuole che alzo l’aria condizionata, padre?”
“No la ringrazio..”
Lei fissava fuori dal finestrino e io accesi la radio cercando qualche stazione decente. Ovviamente solo Radio Maria non era deturpata da un leggero FZZ che rende instabile il mio cervello stressato. Guardai allora nei programmi memorizzati.
Niente.
“Ah, ieri devo aver pasticciato con la radio perchè non trova più i canali…” Esordisce lei senza guardarmi.
Spensi la radio.
“Va beh almeno parliamo un pò…” Continuò lei.
Non parlammo per tutto il viaggio.
Arrivati in aeroporto, dissi al padre di seguirci a distanza di sicurezza.
Ci indirizzammo verso uno sportello che scelse mia moglie. La fila ovviamente era la più lunga ma era l’unico sportello con un maschio a servire.
“Almeno non fai il cretino con le signorine…”
Io volevo solo fare un dannato biglietto per andare in ferie.
Ci incolonnammo, ma non prima di aver acquistato qualche tramezzino per la modica cifra di sette euro a fetta di pane.
La signora davanti a noi doveva prenotare un biglietto per il giorno prima.
Dietro di noi c’era la portiera della mia macchina.
Dentro la macchina, un’altra signora in fila.
Plin Plon…..il volo sjbndkk proven..te da Los Angjjljes arriverà con jdghj ore di ritardo…”
Fissavo verso l’alto sperando quasi che si accorgessero che gli speakers non erano comprensibili.
Poi iniziò lo stesso messaggio in inglese.
Forse arcaico, non so.
Capii solo hours.
In un’ora ci spostammo di qualche decimetro.
Davanti a noi, due metri più in là, un signore si stava radendo.
Mia moglie era ritta come un bacco di scopa, lo sguardo ottimista seppur di una tonalità di violaceo meno appariscente di prima, e i nervi tesi.
Sapevo che il suo cervello elaborava recensioni semi-professionali sull’abbigliamento dei presenti. Pensai alla sua laurea in Donna Moderna e Gossip di terzo livello.
Mi guardai intorno.
La gente correva senza meta con trolley chiusi a malapena, alcuni aperti, seminando vestiti che mai verranno messi, in vacanza, come quei pantaloni verdognoli che uno si tiene nell’armadio fino ad halloween almeno, vestiti che nemmeno le tarme si sognano di sfiorare.
Alcuni fissavano gli schermi delle partenze e degli arrivi con la faccia sconsolata cercando di distinguere il gate di imbarco, check-in, controllo biglietti, metal detector e ricezione bagagli.
Alcuni rimanevano in posizione fetale, sdraiati al suolo e volontari della croce bianca portavano loro pasti caldi.
I pochi steward che passavano tenevano alla larga le domande sui proprio voli dei turisti grazie ad una scacciacani e a un fucile elettrico.
Intanto aspettavamo.
Il conto del parcheggio della mia macchina ormai era intorno ai cento euro.
Ad un certo punto mi voltai verso mia moglie e le dissi “E se lo facciamo alle macchinette automatiche?”
Lei mi guardò come se avessi detto “Andiamo a comprare qualche migliaio di borse”
Stupito ci avviammo verso una macchinetta.
Dietro di noi, una signora chiamò a casa per annunciare il lieto evento ai parenti e che forse sarebbe riuscita a partire entro i prossimi tre anni.
Guardai il padre e gli sussurrai di dare un’occhiata anche a quella signora.

Photo by Manfred Irmer from Pexels

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