“Convenevoli Caffeinati”

tratto da “Come Se Non Fosse Successo Niente” (2011) – Capitolo 6 – TBD

Il giorno prima della partenza mi svegliai alle 7 forse destato dall’aspiravolvere che mia moglie passava sulle piante finte o dall’immensa luce solare che penetrava senza sforzo dalle finestre spalancate costringendomi a domandarmi se non fosse già l’una del pomeriggio.

Mi vestii controvoglia e controvento e uscii per andare a fare colazione al bar prima di passare la mia ultima giornata in ufficio prima delle vacanze.
Entrai nel bar sentendomi gli occhi di tutti addosso. Forse era perchè i vestiti scelti casualmente dall’armadio creavano un arcobaleno di 18 colori e sfumature luccicanti di dubbia natura sessuale, ma sapevo che anche se fossi stato vestito normalmente mi avrebbero guardato tutti.
Per un attimo mi sentii quasi invogliato a chiedere scusa per l’invasione di territorio e voltarmi per uscire, poi capii che non mi si sarebbero articolate frasi senza caffè ma soltanto mugolii che avrebbero attirato i cacciatori di cinghiali. Lungi da me creare scompiglio in quel piccolo bar di periferia; si vedeva che i pochi presenti tutti over sessanta avevano i loro problemi, come inveire contro i quotidiani, bestemmiare contro i politici che non pagavano abbastanza le loro pensioni e criticare la povera barista che soffiando sulla sua frangetta bionda se la scostava dagli occhi per preparare un cappuccino tiepido macchiato freddo con polvere di cannella cosparsa sopra per Aldo, il pensionato più scorbutico del quartiere.
Mi avvicinai al bancone cercando di rassicurare con lo sguardo la barista promettendole telepaticamente che non avrei creato ulteriori disagi alla sua persona, ai suoi nervi o alla sua vita in generale. D’altronde erano le sette e un quarto e se non fosse che mi trovavo in astinenza da caffè avrei fatto io la paternale a quei pochi vecchi bavosi che sorseggiavano vino già da prima dell’alba.
Aspettai che la barista servisse Aldo senza ricevere nemmeno un grazie o essere degnata di uno sguardo e una volta dietro il banco avanzai un vibrante “Ciao” e le chiesi un caffè lungo. Lei mi guardò un secondo e mi sentii quasi in colpa per averle chiesto di fare qualcosa ma d’altronde non era colpa mia se la barista era lei. Pensai che avrei fatto meglio a propormi per farmelo da solo ma forse avrebbe percepito del sarcasmo o qualche altra ironia che non avrei mai voluto trasmettere. L’empatia mi travolse nel momento in cui stancamente appoggiava piattino e cucchiaino sul bancone, in prossimità del mio braccio. Con la coda dell’occhio osservavo la barista mentre lo sguardo era svogliatamente puntato verso il telegiornale del mattino che gracchiava cronaca nera da uno schermo appoggiato sullo scaffale a sinistra del bancone. Pensai che forse avrei dovuto prendere un pò di ottimismo a casa dato che mi sembrò quasi che la presentatrice del telegiornale fosse sul punto di scoppiare in lacrime.
Se il buongiorno si vede dal mattino.
Il mio caffè venne posato sul piattino e un grave “Grazie” trapelò dal mio sorriso incerto e stanco rimbalzando sul suo ghigno di cortesia mentre ella stessa si voltava per sistemare tazzine pulite sulla macchina del caffè.
Presi una bustina di zucchero di canna dalla scultura che riposava alla mia sinistra.
Mi sembra sempre che con lo zucchero di canna il caffè mi danneggi meno. Lo penso ogni giorno fino al dodicesimo caffè quotidiano.
Mescolai cercando di non far sbattere il cucchiaino ai lati della tazzina pensando che probabilmente il minimo rumore avrebbe scatenato sia l’ira della barista al limite di una crisi di nervi dopo appena un’ora di veglia, sia i vecchi bavosi che giacevano in silenzio fingendo di leggere i quotidiani e aspettando che aprissero i cantieri.
Alcuni si allenavano scrivendosi su un bloc notes gli insulti per gli operai, altri si allenavano a tenere le mani dietro la schiena sgranchendosi le spalle.
Gustai il mio caffè fingendo di essere da solo su un’isola deserta e pensai che ce ne sarebbero voluti altri venti per svegliarmi veramente.
Poi cercai di incrociare lo sguardo della barista che ora stava immobile a fissare lo schermo della piccola televisione in pieno spot pubblicitario. Non vedendo risultati decisi di prendere il portafoglio dalla tasca e tossii lievemente per richiamarne l’attenzione.
“Lo so” pensai “non diventi ricca per clienti come me ma io volevo solo un caffè..non odiarmi”. Lei mi lanciò uno sguardo carico d’odio e io le allungai cinque euro. Mi sentii fissato con la sua coda dell’occhio mentre la mia testa si voltava verso la televisione come per evitare un’altra scarica d’odio. Mi porse il resto e accennò un “Grazie e buona giornata”.
“Speriamo dai..” le risposi sorridendo cercando di smuoverle qualche muscolo in più della faccia.
Niente. Va beh va.
Esco.
Ehi!
E lo scontrino?

Photo by Chevanon Photography from Pexels

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